MASTER di II livello
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CAROTIDI

Chirurgia Vascolare ModenaResponsabile prof. Oscar Maleti
S.M.A.V.
Studio Medico Associato di Chirurgia Vascolare
Designati tra i 10 Centri Mondiali raccomandatiIl servizio di Chirurgia Vascolare del Prof. Oscar Maleti è stato riconosciuto, unico in Italia, tra i 10 Centri Mondiali raccomandati...
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PATOLOGIA DA REFLUSSO

LASER ENDOLUMINALE

La terapia laser endovenosa, più nota con l’acronimo inglese EVLT (endovenous laser therapy), rappresenta una tecnica alternativa alla chirurgia nel trattamento della insufficienza safenica.

La tecnica consiste nell’ablazione della grande safena attraverso un approccio transcutaneo, tale da ridurre i disagi dello stripping chirurgico convenzionale. Il laser endovenoso viene spesso confuso con l’ablazione mediante radiofrequenza ma diversa è la tecnica, il principio fisico, la durata dell’intervento, tali da rendere le due tecniche assimilabili solo nel fatto che sono entrambe alternative allo stripping.

Il fine del laser endoluminale è quello di determinare una occlusione della safena attraverso un rilascio di energia termica, ceduto sia alla parete venosa che al sangue. Sulla scelta tra asportazione chirurgica della safena, laser, radiofrequenza e scleroterapia, pur non esistendo linee guida di tipo assoluto in merito, cioè non sufficientemente suffragate da studi prospettici randomizzati, esistono tuttavia linee di indirizzo legate alla possibilità di durata dei risultati e comparsa di recidive.

Le indicazioni per il trattamento laser richiedono in genere safene di calibro superiore ai 4 mm e rettilinee, questo legato al fatto che, se la vena è di calibro minore o se è tortuosa, il trattamento laser stesso risulta di difficile esecuzione tecnica.

Quando le safene siano di IV grado di reflusso (massimo grado esteso dall’inguine alla caviglia) e di calibro inferiore agli 8 mm rilevati in sede di giunzione safeno-femorale, il trattamento scleroterapico e il trattamento laser rappresentano due valide alternative al trattamento chirurgico. Questi due trattamenti si prefiggono lo scopo di chiudere la safena lasciandola in sede ma, mentre il trattamento con scleroterapia presenta un elevato tasso di ricanalizzazioni, il trattamento con laser sembra presentare un ridotto rischio delle stesse. I dati non sono tuttavia ancora certi in quanto basati sul medio periodo ma trattandosi di metodiche alternative ad un metodo chirurgico che presenta recidive nel medio-lungo periodo superiori al 20%, gli altri trattamenti rappresentano una valida alternativa, in quanto nel medio periodo risultano già inferiori alla chirurgia.

La procedura laser viene effettuata in ambiente sterile (sala operatoria), la vena viene incannulata attraverso un controllo ecografico, viene effettuata una anestesia locale attorno alla vena da trattare, viene erogata l’energia laser (da 14 a 30 Watt fornita da laser a diodi di 940 nm). L’energia viene distribuita lungo l’intero decorso della vena, iniziando un centimetro a valle della vena epigastrica (ramo della safena) eseguendo un controllo ecografico durante l’intera procedura.
La procedura dura pochi minuti al termine dei quali, non esistendo incisioni chirurgiche, il paziente può rientrare in camera di degenza e deambulare; nei casi in cui sia indicata una profilassi antitrombotica, viene posizionata una calza elastica antitrombo dal piede all’inguine. Il paziente, essendo trattato in regime di day hospital, può rientrare in giornata al proprio domicilio.

Abbiamo messo a punto nel tempo un procedimento standardizzato e divulgato in importanti sedi congressuali, consistente in indicazioni, procedura e follow up codificati. La nostra casistica risulta attualmente tra le più elevate (quasi 1000 casi selezionati e trattati).
Le indicazioni sono legate a caratteristiche della safena da trattare, con esclusione di safene di grosso calibro (superiore ai 15 mm), safene di calibro inferiore ai 4 mm e calibro tortuoso.

Le controindicazioni generali "non sono diverse dalle controindicazioni considerate nella chirurgia classica di exeresi: gravidanza, o attesa di gravidanza a breve termine, trombosi venosa profonda recente, pazienti che non possano camminare normalmente, stato generale mediocre" (Enciclopédie Médico-Chirurgicale).

La presenza di episodio varicoflebitico non costituisce controindicazione al procedimento. La varicoflebite non va confusa con la tromboflebite, termine che per convenzione, in assenza di ulteriori precisazioni, intende un processo trombotico a carico del sistema venoso profondo.

Puntura della vena

Inserimento del filo guida

Inserimento di Introduttore

Inserimento di introduttore e catetare guida

Controllo ecografico della corretta posizione
della sonda laser all’interno della vena
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